I processi di selezione, conservazione e valorizzazione culturale non sono mai neutrali ma riflettono rapporti di potere, visioni del passato e interessi politico-sociali. Il patrimonio culturale è infatti una costruzione sociale, continuamente ridefinita dalle comunità che lo riconoscono, lo contestano o ne rivendicano nuovi significati. In questo senso, nel dibattito attuale è emersa la necessità di mettere in discussione le narrazioni che hanno privilegiato il punto di vista delle potenze coloniali e delle élite culturali, aprendo spazio a memorie, saperi e soggetti a lungo marginalizzati. Questo significa interrogarsi sulla provenienza delle collezioni museali, sulle modalità con cui gli oggetti sono stati acquisiti e sul diritto delle comunità di origine a partecipare alla loro interpretazione, gestione e, quando appropriato, restituzione. Musei e istituzioni culturali nel presente possono dunque diventare luoghi di dialogo, confronto e partecipazione, capaci di accogliere una pluralità di prospettive e di riconoscere la complessità delle eredità storiche.
A partire dai libri di Maria Pia Guermandi Decolonizzare il patrimonio (Castelvecchi, 2021) e Restituire (Nomos, 2026), dialogano con l’autrice Davide Quadrio (direttore del MAO) e Paolo Calvino.
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