La nozione di cura associata al dualismo, quanto mai scivoloso, di salute/malattia ci pone inevitabilmente di fronte alla questione della vulnerabilità, dell’interdipendenza e dell’ambivalenza umana dell’essere al contempo caregivers e care-receivers. Un possibile punto di partenza per prendere sul serio tale ambivalenza è offerto dagli studi crip e queer che, ponendo al centro del discorso le malattie croniche, invisibili/zzate e non riconosciute dei sistemi sanitari contemporanei, riflettono sulle barriere strutturali, le forme di esclusione e le disuguaglianze nell’accesso alle cure e le esperienze di violenza medica. In tale prospettiva, la cura di un “corpo malato” diventa pratica politica e spazio di produzione di saperi situati, capaci di mettere in discussione i modelli normativi legati a salute e corpo.
Con: Mara Pieri e Consultoria FAM
In collaborazione con: Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino
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