Quanto un corpo non conforme come quello dalla pugile algerina Iman Khalif può mettere in crisi le categorie “di genere” sulle quali lo sport è organizzato? Come si è visto negli ultimi anni, lo sport istituzionale, partendo dal CONI fino ad arrivare ai centri universitari sportivi cittadini, ha dovuto rispondere, non sempre in maniera brillante, a casi di evidenti violenze di genere, discriminazione razzista e marginalizzazione delle soggettività LGBTQI+. Sorge quindi spontaneo pensare se non sia forse arrivato il momento di ripensare i criteri rigidamente binari sulla base dei quali vengono organizzate alcune competizioni sportive. In tal senso, lo sport popolare può offrire un terreno fertile in termine di pratiche di resistenza e trasformazione, capaci di immaginare modelli alternativi fondati su inclusione e autodeterminazione dei corpi.
Con: Alessia Tuselli e Aurora Vanchiglia Transfem
In collaborazione con: Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino
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